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Invidia 02/06/2010
 
L’invidia. Brevettata, omologata, richiesta e prescritta.
Non possiede effetti collaterali, pur avendo un largo spettro d’azione, si consiglia una somministrazione costante, ogni 2 ore.
Il farmaco più utilizzato dagli anni 40, quando cominciò lo sterminio degli ebrei, per mano di un omino poco cresciuto e rappresentante la buffa razza superiore.
Si invidia il ricco perché ha ciò che vuole, ma il povero
compensa affermando che la salute non si compra. Si invidia il furbo perché ha sempre una soluzione e lo sciocco che non capirà mai i problemi. Si invidiano i finti maci, lubrificati come mascolini in frittura, aspiranti bronzi di Riace, reparto surgelati, che lottano costantemente con le loro controversie sessuali. I finti mici, dove il trucco c’è ma non si vede, che usano le unghie solo per arrampicarsi sugli specchi e tengono nascosti i loro sogni proibiti.
L’invidia, che si radica nelle persone come un rampicante sui muri, la vernice sulla pelle, il calcare nelle tubature. L’invidia, che si libera nell’aria come gas nervino, eccitante per chi la prova, ma come l’uso di ogni droga, nasconde solitudine e insoddisfazione.
Si invidiano gli attori, i cantanti, gli ingegneri, gli avvocati, i farmacisti, gli artigiani, i missionari, gli scienziati, i giornalisti, i pompieri, i taxisti, i tranvieri, i medici, gli operai, i politici, i macellai, i giardinieri, i baristi, i professori, gli assistenti sociali, i liberi professionisti, gli scienziati, i preti, i militari, le puttane…gli innamorati.



 


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